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Si è appena concluso a Firenze BTO, il più grande evento italiano dedicato al turismo e al web: una fiera, che poi è fiera solo di nome perché si tratta in realtà di un format a metà strada tra il barcamp, la convention e il seminario.

Il tema di questa 7a edizione era “Mind the Gap”: lo slogan era forse meno intuitivo dei precedenti – ad esempio “.IT is ME” dello scorso anno. Credo però che questo non sia un caso. Infatti questa edizione mi è sembrata un po’ più “adulta” e riflessiva. “Mind the Gap” è infatti la frase di avvertimento ripetuta nella metro londinese (e ora anche altrove) che ricorda di fare attenzione (to mind) allo spazio (gap) tra il binario e il treno. La metafora non è scontata, e così la spiegano sul sito di BTO:

“Attenzione a quello spazio sospeso che si crea sotto di noi nel passaggio da un punto fermo e un altro, attenzione da prestare in ogni momento di cambiamento, mettendoci la testa, mind, ma anche il cuore.
[…] Giocando su MIND the GAP, format e programma scientifico di BTO 2024 sono pensati come un ponte tra vecchie certezze e nuovi scenari, tra chi si occupa di turismo [in senso molto ampio] e il mercato, quindi la competitività, con un caloroso invito ad AGIRE”

Insomma, si potrebbe dire, parafrasando: “nelle edizioni precedenti vi abbiamo dato gli strumenti, ora siete pronti a lanciarvi. Cautela, please, ma lanciatevi!”. Un po’ come quando a 14 anni i genitori ci hanno regalato il motorino, sicuri che dopo tutte le raccamandazioni eravamo ormai pronti a spiccare il volo. Ecco, secondo me gli organizzatori hanno deciso che il proprio pubblico è ormai adulto e in grado di seguirli su nuove sfide. E quindi oltre a interventi più didattici quest’anno ci sono stati panel in cui si volava alto, più del solito (perché gli interventi di un certo spessore non sono comunque mai mancati). Insomma, le “vecchie certezze” (come ad esempio i momenti dedicati alle “cassette degli attrezzi”) erano ancora lì, ma al tempo stesso sono stati presentati progetti che guardavano oltre il mercato turistico, al di là dei numeri e dei dettagli tecnici, a nuovi scenari che forse solo in pochi vedono.

Infatti se da un lato non sono mancati panel molto tecnici allo stesso tempo mi è sembrato di vedere due temi trasversali di cui si è parlato a più riprese: lo storytelling e la presenza dell’elemento “umano” nel turismo 2.0. In entrambi i casi si è parlato in modo non banale di termini di cui invece spesso si abusa.

Per quanto riguarda lo storytelling tra i vari panel proposti ho ascoltato con interesse l’intervento di Gianluca Diegoli e Camilla Formisano “Posso fare a meno delle OTA?” in cui si è riflettuto in modo un po’ provocatorio (ma molto divertente) se per tutte le strutture valga la pena lavorare sullo storytelling online. In altre parole quanto lavoro di promozione e narrazione sta dietro all’acquisizione del cliente che prenota online la propria vacanza? Qual’è il costo di questo lavoro? Sembrano domande scontate, ma quasi nessuno se le pone.

Del lato umano del turismo 2.0 e ancora di storytelling si è parlato invece in varie occasioni: durante il panel “Human to Human” con i concierge dell’Associazione Clefs d’Or e le loro storie, ma anche con le esperienze di Alex Bellini, professione Avventuriero e con il racconto di viaggio slow di “Mondo piccolo” di Valerio Millefoglie (ed. Laterza). Da notare poi il progetto del media team “Humans of BTO” che ha immortalato i volti dei protagonisti di questa edizione.

bto_valcamonica

Durante la presentazione sul progetto di marketing territoriale per la Valle Camonica vengono mostrati alcuni dei segni rupestri scelti per il progetto stesso

I due temi si sono intrecciati anche durante la presentazione del progetto di marketing territoriale “estremo” di MGM & Iabicus dedicato alla Valle Camonica. Negli ultimi 2 anni un po’ tutti si sono cimentati con l’approccio narrativo al turismo, e pochissimi sono riusciti a capire che non basta qualche tweet per raccontare veramente una storia o un territorio – a meno di non essere dei veri fuoriclasse. In questo caso l’approccio narrativo è serio e non c’è nulla di improvvisato. Del progetto sulla Valle dei Segni non abbiamo visto ancora molto, ma ci è stato raccontata (lo storytelling dello storytelling?) la fase di progettazione, basata su un’attenta ricerca grafica e antropologica. Un lavoro che parte dall’elemento umano (i segni rupestri incisi dagli antichi valligiani) per costruire una comunicazione raffinata, intelligente, che cerca di coinvolgere il (potenziale) visitatore ma anche gli abitanti della valle.

Aggiornamento 12/12/14: leggendo un tweet di Paolo Iabichino / @iabicus mi sono accorta di non aver menzionato due protagonisti del progetto sulla Valle Camonica:

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Il ministro Dario Franceschini e l’Assessore al Turismo per la Regione Toscana Sara Nocentini

Infine i due momenti per me più importanti dell’evento: l’incontro con Dario Franceschini, finalmente un Ministro che sembra aver capito che serve una regia unica per cultura e turismo; e last but not least l’intervento di Gigi Tagliapietra, che ha commosso tutti i presenti (mi auguro che il video sia al più presto online!).

 

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