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Dopo circa due anni di lavori il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze riaprirà le sue porte al pubblico il 29 Ottobre 2015. Ecco qualche anticipazione “svelata” in anteprima alla stampa qualche giorno fa. 

Il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze – o Grande Museo del Duomo – non è “solo” la memoria storica della più importante chiesa cittadina, ma anche il luogo che ospita la maggiore collezione al mondo di scultura medievale e rinascimentale fiorentina. Non c’è da stupirsi quindi se la ristrutturazione del museo ha suscitato molta curiosità, tra gli appassionati e anche tra gli addetti ai lavori. Inoltre in tutti questi mesi ben poco era stato svelato, quindi per la maggior parte di noi il nuovo assetto museale è stato per tutti una vera sorpresa.

Devo dire che Monsignor Timothy Verdon, Direttore del museo, non ha deluso le mie aspettative, che già erano alte, anzi le ha superate. Entrando nel nuovo Grande Museo del Duomo ci si rende subito conto che non ci si è limitati a ristrutturare, ma si è voluto mettere l’esperienza del visitatore al centro della progettazione: una cosa, in Italia, abbastanza rara.

Fin dai primi passi si capisce che la disponibilità di uno spazio adeguato ha permesso di ripensare completamente il percorso museale. Ora il museo dispone di ben 5500 m2 disposti su 3 piani grazie all’accorpamento del settecentesco Teatro degli Intrepidi – uno dei tanti teatri fiorentini inglobato dallo sviluppo urbanistico.

Ma come si presenta il nuovo museo al visitatore? La risposta è: in grande stile.

Ma cominciamo dall’inizio. Subito dopo la luminosissima biglietteria siamo accolti da un corridoio curvo: sulla pietra che riveste uno dei lati sono incisi i nomi degli artisti che nei secoli hanno prestato la propria opera per costruire e decorare Santa Maria del Fiore. Un inizio di forte impatto, che ci guida verso il vero cuore del museo.

A pochi passi dal corridoio ci troviamo in una saletta con luci molto tenui, dalla quale si intravede, come dietro a un colonnato, una stanza molto più luminosa. Procedendo si svela piano piano quello che è letteralmente un coup de thèatre : la facciata originale del Duomo di Firenze ricostruita a grandezza naturale. Sì perchè forse molti lo dimenticano, ma la facciata neogotica della cattedrale è frutto di un progetto ottocentesco, mentre quella originale fu smatellata nel 1587. Della facciata medievale di Arnolfo di Cambio, più bassa di quella attuale, sopravvivono circa un centinaio di frammenti: esporli tutti fornendo una visione d’insieme è sempre stato un compito arduo.

Oggi, sfruttando i circa 20 metri d’altezza dell’antico teatro, la facciata arnolfiana è evocata grazie a un modello dal colore neutro, che ne ricrea struttura e proporzioni originali.

Le statue più piccole sono disposte secondo la loro collocazione antica, mentre alcuni gruppi statuari più grandi sono stati messi in posizioni magiormente accessibili, così da permettere al pubblico di ammirarle. L’illuminazione permette di lasciar filtrare la luce naturale, quindi se riuscite a visitare il museo in un giorno di sole, avrete l’illusione di trovarvi veramente in una piazza.

La sola facciata basterebbe per emozionare la maggior parte degli appassionati d’arte. Ma chi ha curato l’allestimento si è spinto oltre: infatti voltando le spalle alla facciata, ci si accorge che la parete opposta ospita le porte del Battistero. In pratica ci si trova a camminare in una versione ristretta del “Paradiso” – così i fiorentini chiamavo la parte di piazza tra il Duomo e il Battistero – come doveva apparire nel momento di massimo splendore della città.

L’importanza di questa sala, non sta solo nell’effetto scenografico della facciata: a mio avviso ancora più importante è la capacità di comunicare efficacemente la storia della cattedrale e della sua piazza, del rapporto speciale che lega questo luogo al resto della città. Piazza del Duomo è il punto in cui confluiscono percorsi di fede, artistici e eventi storici della Firenze medievale e rinascimentale. Allo stesso modo tutti i percorsi del museo confluiscono in questa sala, grazie alla creazione di aperture che fungono da “finestre” sul “Paradiso dei fiorentini”.

Ai piani superiori sono infatti allestite delle gallerie (3 in tutto, contando quella del piano terra), tutte con affaccio sulla sala principale: qui sono ospitate le sculture concepite per il campanile di Giotto e i modelli per la realizzazione della facciata ottocentesca. Qui gli spazi “vuoti” sono il dettaglio che fa la differenza: da ogni galleria si può “sbirciare” la sala della facciata, con un effetto che ricorda le quinte teatrali – per rimanere in tema – e riuscendo a cogliere anche i dettagli situati più in alto, che da terra è difficile apprezzare. Inotre due affacci laterali permettono di ammirare il “Paradiso” dall’alto, nel senso della lunghezza.

Altrettanto teatrale è la nuova collocazione della Pietà di Michelangelo, per la quale è stata riservata un’intera sala, e che resta isolata dalle altre opere, su un piedistallo scuro che la fa risaltare maggiormente.

Il nuovo assetto del Museo dell’Opera del Duomo non colpisce soltanto per gli “effetti speciali” ma soprattutto perchè questi sono usati per mettere in risalto le opere e la loro storia, in modo non banale. Grazie a un uso intelligente degli spazi, dei volumi e delle luci, le opere letteralmente prendono vita: insomma si ha quasi l’impressione che le sculture si raccontino da sole.

Da non perdere infine, al termine della visita, la terrazza sul tetto del museo: qui dopo aver visto la sala dedicata alla cupola, alla sua storia e alle tecniche costruttive, potrete godervi la vista della vera cupola del Brunelleschi (della sua parte posteriore per l’esattezza), e dei tetti del centro storico.

Se il meteo dovesse impedirvi di salire sulla terrazza, ricordatevi che la cupola è visibile anche da un curioso lucernario situato all’ultimo piano.

Potrei dilungarmi oltre e raccontarvi della bellezza delle due cantorie, della Maddalena di Donatello e dei colori dei frammenti della facciata… ma preferisco lasciarvi scoprire da soli questo museo finalmente restituito alla città, che non mancherà di stupirvi.

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