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Apre al pubblico oggi al Forte di Belvedere di Firenze Spiritual Guards la grande mostra dedicata a Jan Fabre. Già da un mese alcune opere dell’artista belga erano apparse – non senza polemiche – in piazza della Signoria e all’interno di alcune sale di Palazzo Vecchio, cercando un dialogo con gli spazi cittadini. Sarà però il Forte di Belvedere ad ospitare la maggior parte delle opere di questa importante retrospettiva dedicata a Fabre: qui le curatrici Melania Rossi e Joanna De Vos, insieme al direttore artistico del progetto Sergio Risaliti, hanno allestito un percorso molto articolato, con alcune opere situate nelle sale interne, e altre esposte direttamente nella splendida cornice del piazzale, affacciato sulla città.

Come già per le mostre di Gormley e Penone anche Spiritual Guards è un tentativo di portare a Firenze un genere di arte contemporanea che sia in grado di misurarsi con il passato un po’ “ingombrante” della città.

Un tentativo che periodicamente si rinnova, e che in realtà in passato ha dato risultati interessanti – i meno giovani si ricorderanno la mostra di Botero in piazza della Signoria e ancora prima quella di Moore proprio al Belvedere.

Nel caso di Fabre la mostra al Belvedere è sicuramente riuscita, creando una serie di rimandi e suggestioni che valorizzano non solo le opere esposte, ma anche un luogo della città che per tanti anni ha stentato a trovare una sua collocazione precisa. Personalmente ho apprezzato meno quella in piazza della Signoria, che secondo me non ha né la stessa forza né la stessa capacità di suscitare emozioni e riflessioni.

Ma vediamo in anteprima quello che ci riserva la mostra appena aperta al Belvedere.

Il percorso espositivo

Il percorso interno rappresenta un po’ l’universo di Jan Fabre: se non conoscete questo artista vi consiglio di cominciare da qui.

La mostra è composta da alcune sculture  e da video di performance che rimandano a temi comuni nelle opere dell’artista: insetti e animali dotati di carapace, autoritratti scultorei ma anche spade e armature, anch’esse ispirate spesso al mondo naturale, con alcuni soggetti che si ritrovano anche all’esterno in altre versioni (è il caso dei “capitoli” che sono poi tutti autoritratti dello stesso Fabre).

Le corazze sono sia all’interno che all’esterno le grandi protagoniste, e costituiscono in un certo senso il leit-motiv di tutta l’esposizione – anche della parte visibile a Palazzo della Signoria, dove sono presenti opere realizzate con vere corazze di insetti.

Spade e corazze sono comunque elementi ricorrenti della poetica di Fabre che, in quanto artista, ama rappresentarsi come “cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza”. Non a caso uno dei soggetti ricorrenti tra le opere dell’artista belga sono gli scarabei, animali presenti nell’arte sin da tempi antichissimi, e particolarmente carichi di simbologia. In molte culture – compresa quella europea rinascimentale – lo scarabeo, con la sua corazza dai colori cangianti che nasconde le ali, è simbolo di metamorfosi, una sorta di elemento di congiunzione tra la vita terrena e quella ultraterrena.

La corazza dell’insetto è qui anche simbolo di protezione e di difesa: sono infatti sette scarabei, posti strategicamente sugli angoli di vedetta del Forte, i “guardiani spirituali” che danno il titolo alla mostra. Delle ‘Spiritual Guards’ che sembrano vegliare sulla città per proteggere la fragile bellezza dell’arte che vi è contenuta. E al tempo stesso la città si riflette sulla superficie metallica delle sculture, in un dialogo continuo.

In questo senso il Forte di Belvedere, antica fortezza cittadina nata per difendere i Medici e la loro città, è la sede perfetta per questa mostra che sembra più un’unica grande installazione. Tutte le statue esposte all’esterno, infatti, benché non create appositamente per questa occasione, si integrano alla perfezione nel contesto del Forte e sembrano veramente confrontarsi spontaneamente non solo con la struttura medicea che le ospita, ma anche e soprattutto con il panorama – mozzafiato – che si trova ai suoi piedi. Questo è vero soprattutto per quelle opere che rimandano agli elementi naturali (fuoco, aria, acqua) o a riflessioni più spirituali.

Succede così che una statua come L’uomo che porta la croce, protesa verso il Duomo che si staglia all’orizzonte, sia lì da sempre.

Stessa cosa per l’uomo che misura le nuvole, che in questo contesto ritrova tutto il suo slancio poetico – perché onestamente il suo omologo, situato temporaneamente sull’arengario di Palazzo Vecchio, risulta sacrificato e senza senso non avendo nuvole da misurare.

Anche l’uomo che scrive sull’acqua, situato quasi in disparte, in un’area un po’ rialzata, sembra aver trovato la sua collocazione naturale: il leggero dislivello permette infatti di scoprire l’installazione a poco a poco, realizzando solo una volta arrivati a destinazione il soggetto dell’opera.

E l’uomo che dirige le stelle, sembra – anche con il sole – un vero inno alla contemplazione della bellezza, terrena e celeste. Con lo sguardo sempre rivolto verso l’alto, la statua in realtà con la sua superficie cromata riflette al tempo stesso il panorama della città situato in basso e il cielo verso il quale si protende.

ForteBelvedere astronauta fronte
ForteBelvedere astronauta retro
L’uomo che dirige le stelle (2015) Bronzo al silicio Foto: Caterina Chimenti / Lonely Traveller

Scheda della mostra

Jan Fabre. Spiritual Guards

Ente Promotore
Comune di Firenze

Direzione Artistica
Sergio Risaliti

Cura della mostra
Joanna De Vos e Melania Rossi

Organizzazione della mostra e coordinamento
MUS.E

Dove e quando

Dal 15/5 al 2/10/2016
Presso: Forte di Belvedere
Tutti i giorni: 10.30- 19.30 (ultimo ingresso ore 19.00)
Chiuso il lunedì

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