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A Firenze è stata inaugurata pochi giorni fa una mostra imperdibile: Potere e Pathos, bronzi del mondo ellenistico (Palazzo Strozzi, fino al 20/6/2015). Mi rendo conto che “imperdibile” è una parola spesso abusata nelle recensioni delle mostre, ma in questo caso si tratta della parola giusta. E non intendo “imperdibile” nel senso che ci vanno tutti e se non ci andate non averte argomenti di conversazione alla prossima cena mondana. Si tratta al contrario di un’occasione per avere una visione d’insieme di capolavori dell’antichità che non vengono mai riuniti nello stesso posto e che esposti in questa configurazione ci spingono a guardare con occhi diversi anche l’arte di periodi molto più recenti.

Ho già scritto altrove una serissima recensione sulla mostra, e non voglio dilungarmi qui sui dettagli storico-artistici, che potete approfondire sui saggi contenuti nel catalogo – accessibili anche a chi non ha una cultura classica. Invece ho deciso di spiegarvi in breve perché questo evento vale bene un viaggio a Firenze.

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1.
I bronzi antichi sono molto rari:

I bronzi antichi sono molto rari: molto diffusi nell’antichità, i manufatti bronzei sono spesso stati fusi per ricavarne armi o monete – purtroppo l’abitudine di distruggere le opere d’arte del passato non è una prerogativa dei gruppi armati dei nostri tempi. Ancora più rare le sculture di grande dimensioni: in questa sede potete vedere raggruppati alcune delle opere più importanti a noi pervenute, in genere sparse in 13 paesi su 4 continenti diversi.

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Eros dormiente, III-II secolo a.C., bronzo, cm 41,9 x 85,2 x 35,6, cm 45,7, con base. New York, The Metropolitan Museum of Art, Rogers Fund 1943, 43.11.4

2.
Un’occasione unica per vedere queste sculture riunite

Vedere riunite queste sculture è un’occasione unica per apprezzare rimandi e influenze, ma anche per capire meglio il modo in cui certi stili o soggetti hanno attraversato le epoche: uno dei livelli di lettura della mostra è infatti l’indagine sul fenomeno delle repliche e del collezionismo. Copie delle opere più famose circolavano già in epoca ellenistica e poi romana – ed è così che oggi sappiamo qualcosa dei tanti originali andati perduti. Molto più tardi un’intera corrente artistica, il Rinascimento, poggerà le sue basi proprio sullo studio di pezzi antichi o “costruiti alla maniera antica” che facevano parte delle collezioni dei potenti, come i Medici. Insomma, anche Firenze non sarebbe la stessa senza il genere di opere che vedete esposte qui.

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3.
Il dialogo con la città

Per il motivo di cui sopra è interessante vedere queste sculture che dialogano letteralmente con il palazzo e con la città. Grazie ad un allestimento particolarmente curato, che si integra perfettamente nell’architettura di Palazzo Strozzi, è possibile avere qualche suggestione in più.

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L’allestimento mette non solo in dialogo le statue tra loro, ma con il palazzo e la città (visibile attraverso le vetrate). Foto: Caterina Chimenti.

4.
Ispirazione rinascimentale

Alcune di queste opere furono parte della collezione Medicea e furono di ispirazione per artisti e mecenati: non solo contribuirono alla costruzione del gusto in epoche successive, ma anche a una certa forma di rappresentazione del potere: l’età ellenistica comincia con il regno di Alessandro il Grande, e il sobrio gusto repubblicano lascia il posto ad un’arte di corte che celebra il potere e il fasto imperiale. Nasce con il Macedone la rappresentazione del condottiero che si ritroverà per secoli nell’arte occidentale, e passata anche nell’immaginario popolare.

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Dall’alto a sinistra in senso orario:
[1] in primo piano: Statuetta di Alessandro Magno a cavallo. I secolo a.C., bronzo e argento, Napoli, Museo Archeologico; sullo sfondo: Testa di cavallo “Medici Riccardi”. Seconda metà del IV secolo a.C., bronzo, cm 81 x 95 x 40. Firenze, Museo Archeologico
[2] La Statuetta di Alessandro Magno a cavallo del I sec. a. C. in mostra a Palazzo Strozzi rappresenta il modello di condottiero vittorioso guidato da ispirazione divina che si diffonderà in tutta l’arte occidentale (foto courtesy of Palazzo Strozzi)
[3] Ancora in epoca recente lo stesso modello sopravvive ad esempio nella rappresentazione di Napeoleone (qui ritratto idealizzato da Jacques Louis David in Il Primo Console supera le Alpi al Gran San Bernardo, 1801, Malmaison, immagine tratta da Wikipedia)

5.
Cortocircuiti temporali

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In primo piano: Atleta con strigile (Apoxyomenos di Efeso). 1-50 d.C.; Vienna, Kunsthistorisches Museum In secondo piano: Atleta (tipo dell’Apoxyomenos di Efeso), II secolo d.C.; cm 193. Firenze, Uffizi

Se il punto precedente vi ha incuriositi, seguite lungo la mostra il fil rouge del passaggio di temi e soggetti tra le epoche e vi imbatterete in dei veri e propri “corto circuiti”. Ad esempio già nella prima sala vedrete una statuetta di Alessandro Magno in sella al suo Bucefalo. La somiglianza con la più antica testa di Cavallo “Medici Riccardi” è evidente. Se avete avutp la fortuna di visitare la mostra “Primavera del Rinascimento” in questa stessa sede vi ricorderete che all’epoca la testa Medici Riccardi era esposta di fronte alla famosa Protome Carafa di Donatello. Altro interessante “cortocircuito” è vedere i due Apoxymenos (quello di Vienna in bronzo, quello fiorentino in marmo) affiancati: il calco in gesso della copia marmorea fiorentina fece da modello per il restauro del bronzo, ritrovato in 234 frammenti.

6.
Il piedistallo vuoto

Avete mai visto una mostra che si apre con un piedistallo vuoto? Potere e Pathos inizia proprio con una base sulla quale è inciso il nome di Lisippo, forse il più celebre scultore di epoca ellenistica; delle tante opere da lui create non abbiamo nemmeno un originale certo. Il piedistallo vuoto rappresenta la lacuna nella nostra conoscenza di questa parte così importante della storia dell’arte.

7.
Fai il detective

Al piedistallo vuoto è legato un intero percorso interattivo, il mistero della statua scomparsa: come dei “detective dell’arte” i visitatori possono creare un loro percorso parallelo scegliendo di “leggere” gli indizi disseminati in base al ruolo prescelto, falsario, collezionista o archeologo. Per ogni ruolo è disponibile gratuitamente un kit per aiutare il visitatore a concentrarsi su alcuni dettagli.

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8.
Il concorso

Avete scelto il percorso interattivo del punto 7? Allora alla fine potrete proporre un’ipotesi sulla statua mancante, e partecipare così al concorso che mette in palio un viaggio ad Atene.

9.
La mostra parallela

Alla mostra di Palazzo Strozzi è legata una mostra parallela presso il Museo Nazionale Archeologico di Firenze: Piccoli Grandi Bronzi dalle collezioni Medicee e Lorenesi, di cui molti mai esposti prima. Un’occasione per passare dalla maestosità delle grandi opere che celebrano appunto il Potere e il Pathos alla bellezza dei piccoli ma raffinatissimi oggetti che accompagnavano la vita quotidiana, mantenendo intatti rimandi stilistici e tematici. Non solo bronzi greci e romani, ma in questo caso anche etruschi.

10.
E infine…

Last but not least: in entrambe le mostre ci sono opere sono semplicemente commoventi. L’espressività di alcune statue è incredibile così come la naturalezza delle pose e la vivacità dello sguardo – alcune sculture hanno ancora intatti i dettagli colorati di occhi e labbra.

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