Tempo di lettura:5 Minuti

In genere non scrivo molto di teatro: non che il teatro non mi piaccia, ma preferisco lasciare la parola a chi ne sa di più. Però mi sono ritrovata a uno di quegli spettacoli di cui – nel bene e nel male – tutti parlano, e allora se tutti ne parlano… be’, ne parlo anch’io.

Domenica infatti al Teatro della Pergola di Firenze è andato in scena “Il Don Giovanni” di e con Filippo Timi, una rilettura di un classico che non ha niente di classico e che ha portato a teatro un numero impressionante di visitatori.

Lo spettacolo

Lo spettacolo, che ha debuttato nel Marzo 2013, è ormai circolato in tutta Italia, quindi mi sono un po’ meravigliata di entrare a una replica pomeridiana e di scoprire da un tweet della Pergola che si trattava di un record di incassi per singola replica. Tanto per dire.

 

Quando ho visto lo spettacolo ho capito il perché di tanto clamore, di stroncature alternate a veri osanna: si tratta di uno show esagerato in tutti i sensi. Nei costumi coloratissimi, nella musica che spazia da brani d’opera a canzoni pop e sigle di cartoni animati, nella bravura travolgente di un protagonista che sul palco dà – letteralmente – tutto sé stesso creando un rapporto strettissimo col pubblico.

E’ però uno spettacolo pieno di provocazioni di ogni tipo, a prima vista gratuite, volgarità esibita senza ritegno, dettagli kitsch. Insomma, come per tutto ciò che è estremo, o ti innamori follemente, oppure lasci il teatro sdegnato, non credo ci possano essere vie di mezzo.

Lo spettacolo in sé, si ispira liberamente al libretto di Da Ponte che fu musicato da Mozart: del classico mantiene solo l’intreccio e i nomi dei personaggi, che però sono proiettati in un universo pop sospeso nel tempo. L’immaginario barocco normalmente associato al Don Giovanni si fonde con il kitsch più contemporaneo che esista: largo quindi a crinoline sfarzose ma in materiale plastico stile latex, abiti austeri che diventano costumi sado-maso, per non parlare dei cappotti sfoggiati da Don Giovanni, fatti di fiori o di scalpi delle donne conquistate – quest’ultimo degno di Lady Gaga.

Filippo Timi è Don Giovanni, il cappotto di fiori, come tutti i costumi dello spettacolo, è di Fabio Zambernardi
Filippo Timi è Don Giovanni, il cappotto di fiori, come tutti i costumi dello spettacolo, è di Fabio Zambernardi

In questa cornice Don Giovanni si muove alla costante ricerca di una nuova conquista, senza alcun motivo se non la propria fame, insaziabile, che non lascia scampo e che lo condurrà alla morte. Ed è proprio alla morte che Don Giovanni lancia la sua sfida, cercando di correre più veloce, rincorrendo un’immortalità che già sa non potrà mai raggiungere, ma rifiutandosi comunque di pentirsi perché meglio perdere l’anima che smettere di essere sé stesso. In questa discesa verso l’abisso di un personaggio che sembra una rock star maledetta, non c’è rispetto per niente e nessuno. In questo, il Don Giovanni riscritto da Timi somiglia più a un personaggio di Bukowski – il suo monologo finale lo ricorda molto – o al Drugo di Arancia Meccanica – e i riferimenti a Kubrick sono dichiaratemente tanti.

Filippo Timi Don GIovanni

Tutto attorno personaggi vuoti e ossessivi: tra un atto e l’altro lo spettatore è riportato bruscamente alla realtà – vuota anche questa – da veri video tratti da YouTube, demenziali e inutili. Insomma, una critica nemmeno tanto velata alla società contemporanea, fatta di miti evanescenti, persa davanti alla smania di protagonismo, unico antidoto al vuoto e alla frustrazione. Non a caso nei monologhi in cui i personaggi raccontano di sé appare sempre un microfono a giraffa.

Cosa mi ha colpito

Personalmente avevo già apprezzato Timi al cinema, ma confesso di non averlo seguito con molta attenzione, e solo di recente l’ho scoperto come scrittore – il suo Tuttalpiù muoio è stato una vera scoperta. Quindi ho comprato il biglietto per pura curiosità, senza sapere cosa aspettarmi. Poi prima dello spettacolo ho partecipato al forum organizzato da Repubblica Firenze durante il quale lo stesso Timi spiegava questa sua personale versione del Don Giovanni… ed è stato un colpo di fulmine.

Pochi personaggi dello spettacolo riescono a trasmettere una tale energia fuori dalla scena: Timi invece è un ammaliatore, uno che vorresti non smettesse mai di parlare, con il giusto tempo a disposizione ti potrebbe anche convincere che il mondo è piatto.

Un po' di foto del forum di oggi @ la redazione di Firenze di Repubblica: ospite Filippo Timi che racconta il suo Don Giovanni - ora in scena al Teatro della Pergola di Firenze

Forse sarà per questo che lo spettacolo mi è piaciuto immensamente. Almeno quanto il precedente Amleto2, che è già cult. O forse sarà perché ci sono vari piani di lettura, tutti godibilissimi. O per le ottime performance di tutto il cast. Il bello di non andare a teatro in qualità di esperto è che ti metti lì a guardare la scena senza filtri: ecco, questa è un’opera che va presa con un minimo di apertura mentale.

Mi è piaciuta soprattutto l’estetica curatissima: scene e costumi sono metà del valore di questa opera colorata e sfrontata. E di fatto per un protagonista privo di valori, l’estetica è l’unica etica, la sua seduzione passa soprattutto attraverso la mistificazione, il travestimento, quindi niente di meglio di costumi rigidi, assurdi, che portano all’estremo le caratteristiche dei personaggi.

Ma la cosa che mi ha colpito più di tutti è il coinvolgimento del pubblico che, di fatto, è un inconsapevole co-protagonista di questo spettacolo. E non parlo del fatto che ci si trovi a intonare canzoni o a ballare con gli attori in platea. Infatti seduta in sala e più tardi aspettando gli artisti all’uscita, ho assistito a scene che nemmeno a un concerto di Justin Bieber. Signore attempate che urlano “Bello” con voce squarciata a uno dei giovani attori nudi sul palco. Per non parlare dei commenti durante la scena di quasi-nudo di Timi, volutamente provocatoria e in questo senso riuscitissima.

Come è già stato notato in una recensione pubblicata oggi gran parte del pubblico ride di fronte a scene che in realtà vorrebbero denunciare superficialità, si emoziona di fronte a provocazioni che rimandano a un immaginario trash messo lì a bella posta. E per far questo Timi sembra voler sfruttare la sua stessa popolarità per alimentare un vero e proprio corto-circuito. Ignoro se tutto questo sia voluto – io credo di sì – e spero un giorno di poterlo chiedere al regista. Se così fosse si potrebbe senza dubbio parlare di un genio. In ogni caso se doveste assistere a questo spettacolo vi consiglio vivamente di dare un’occhiata ogni tanto al pubblico accanto a voi.

Io nel mio piccolo ringrazio sentitamente la signora che, aspettando fuori dei camerini, mi ha regalato il momento più divertente della serata, e ha da sola dato senso al mito di Don Giovanni in questa versione trash: vedendo passare i pompieri dalla porta chiusa al pubblico si è lanciata in una proposta inquietante

“Che per caso c’è un incendio? Se è Lui [Lui = Filippo Timi n.d.r] che va a fuoco chiamatemi che lo spengo coi miei baci”

59c54cf2124c9de7cf004562e52036cc?s=400&d=mm&r=g

A proposito dell\\\\\\\\\\\\\\\'autrice

lonelytraveller

Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleepy
Sleepy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Previous post Museums and the Web Florence 2014
Next post Scatta il Carnevale 2014!