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Cina. Alla Corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907)

Dato che ero rimasta (forse) l’unica fiorentina a non aver ancora visitato la mostra La Cina degli Imperatori in programma a Palazzo Strozzi (Firenze) fino a domani 8 Giugno, ieri ho deciso di correre a vedere i capolavori esposti prima della chiusura. E poi lo ammetto, quel maestoso Buddha del Futuro (o Maitreya) che accoglieva i visitatori affacciandosi su via Tornabuoni, lanciava un invito che non poteva essere ignorato.

La mostra, di cui si è molto parlato in occasione della sua inaugurazione, meritava veramente una visita, dato che proponeva molti pezzi rari e alcuni mai esposti al di fuori della Cina. Con questo non si deve immaginare un’esposizione per esperti di arte cinese: al contrario, l’allestimento molto curato è accompagnato da spiegazioni molto esaurienti che contestualizzano bene i pezzi esposti, mettendone in luce non solo il valore artistico e storico, ma anche l’importanza dal punto di vista estetico, culturale e religioso.

Statua del Budda del Futuro o Maitreya

L’attenzione infatti è sempre posta sul valore sociale e culturale dei singoli oggetti: il loro uso, cosa rappresentavano per i Cinesi dell’epoca, in che modo devono essere inquadrati rispetto alla tradizione passata e al contesto culturale più vasto. Tutta la mostra è infatti accompagnata da una serie di pannelli (previsti per i più piccoli, ma utili per gli adulti) intitolati “con occhi cinesi” nei quali sono contenuti commenti da un punto di vista, appunto, cinese, che prende quindi in considerazione giudizi estetici e culturali a partire da una prospettiva diversa da quella del visitatore.

Il periodo preso in considerazione è quello che riguarda il passaggio dalla dinastia Han Orientale (23-220 d.C.) fino all’impero Tang (617-907 d.C.) e si concentra in particolare sul VI e VII secolo. Si tratta di un periodo molto interessante perché vi si possono leggere le tracce di mutamenti culturali profondi e importanti, come la diffusione del Buddhismo (proveniente dall’India), il consolidamento di un impero e della sua identità e insieme a questi cambiamenti il passaggio da un classicismo rigoroso a un naturalismo elegante e raffinato, che l’Europa avrebbe consosciuto solo secoli dopo.

statue di danzatrici

La cosa che mi ha colpito maggiormente è stato l’accento posto sulla presenza costante di elementi provenienti da altri paesi e culture: il vero fil rouge della mostra infatti è la presenza dell’altro, declinato sia come gusto per l’esotismo (alcuni pezzi sono il corrispettivo di quelle che secoli dopo in Europa si chiameranno chinoiseries), sia come riproduzione curiosa e fedele delle tante culture che circolavano all’interno della cosiddetta Terra di Mezzo. Dai monaci buddisti con tratti somatici decisamente indiani, alle danzatrici con abiti di foggia straniera, fino ai cammellieri della via della seta, questi pezzi comunicano un mondo aperto e cosmopolita, così lontano dal mondo chiuso che tutti immaginiamo.

Infine la mostra è collegata non solo da un bel catalogo edito da Skira, ma anche da 3 volumetti, sempre dello stesso editore, che si concentrano proprio sul confronto culturale tra Europa e Cina:

  • Riflessioni: sembrano tutti uguali (James M. Bradburne con la collaborazione di Liu Shuilan, Arda van Dam, Jonathan Grundy e Lorenzo Foffani di Saatchi & Saatchi) in cui “vengono messe a confronto le osservazioni di persone cinesi, sui loro capolavori in esposizione e su una selezione di capolavori di nostri maestri presenti nei musei fiorentini, con i commenti di un osservatore occidentale sulle stesse opere. Il confronto è spesso stupefacente, e mostra chiaramente che la natura ‘esotica’ di un oggetto non è intrinseca, ma un punto di vista”.
  • Scoperte: draghi, mostri e altre strane creature (James M. Bradburne) che come spiega la quarta di copertina “ che prende spunto dalle didascalie con l’obiettivo di arricchire l’esplorazione dell’arte e della cultura” (comprende anche una spiegazione degli ideogrammi associati agli elementi descritti)
  • Corrispondenze: sete, ceramiche, cibo tra Cina e Toscana (Aurora Fiorentini e Rodolfo Bargelli) in cui si cerca di rintracciare non le differenze ma i punti di contatto tra due mondi.

Approfondimenti

  • Sul sito ufficiale della mostra sono a disposizione mini-visite virtuali alle sale della mostra (formato QuickTime
  • La bella recensione della mostra sul blog Arte e Arti
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