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Stai 15 giorni senza scrivere sul blog ed ecco che ne succedono di tutti i colori. Ad esempio la BBC si “mangia” le storiche guide Lonely Planet. Almeno ho avuto un po’ di tempo per fare qualche riflessione.

La notizia, per chi se la fosse persa (i media italiani non mi sembra abbiano dato risalto alla cosa) è che Tony e Maureen Wheeler, fondatori della Lonely Planet, hanno ceduto alla BBC la maggioranza delle proprie azioni per una cifra che si aggira intorno ai 250 milioni di dollari Australiani (circa 157 milioni di euro). La notizia è stata data in modo abbastanza laconico (a mio avviso) dagli stessi Wheeler, nel giorno del 34o anniversario della LP, sul canale video sul web lonelyplanet.tv e che potete vedere sul sito.

Quando ho letto/visto la notizia per prima cosa mi sono sentita un po’ triste, non perché ami particolarmente le celebri LP, al contrario ho un rapporto di amore-odio con queste guide che si sono inventate un nuovo modo globalizzante di proporre il viaggio da fare a tutti i costi; ho sempre pensato però che la filosofia che stava dietro alle LP fosse interessante anche se certamente perfettibile. E poi, in fondo la storia stessa dei coniugi Wheeler che da backpackers squattrinati trasformano la loro passione per il viaggio indipendente in un impero editoriale è il sogno di molti amanti del viaggio, e continua ad esserlo, nonostante forse il ruolo degli imprenditori gli abbia preso la mano. E poi, diciamolo, Maureen e Tony erano simpatici anche perché si tratta di un’irlandese e un inglese che per realizzare la loro intuizione geniale vanno a impiantare la loro azienda non a New York o Londra, ma in Australia, che 34 anni fa era un po’ la periferia dell’impero. Ecco, ero triste perché vedere l’addio dei Wheeler è un po’ come ammettere che alla fine, per quanto originali e rivoluzionari, una volta che si entra nel mondo dell’imprenditoria dei grandi numeri è molto difficile restare con i piedi per terra e fedeli all’etica (così magari si pubblicano guide per viaggiare in Birmania, tanto per fare un esempio) e alla fine si soccombe alla pressione dei grandi colossi, dinamica questa ormai consolidata nel mondo dell’editoria, che ha notoriamente qualche difficoltà a sopravvivere nell’era della multimedialità.

In effetti in un’intervista all’australiana ABC (la potete ascoltare in formato mp3 sul sito ufficiale) Tony Wheeler ammette che sebbene le guide cartacee siano ancora la parte principale del business LP, l’azienda ha la necessità di espandere la sua attività on-line, aumentando i contenuti multimediali e in quest’ottica BBC risulta un partner di alto profilo. E difficilmente potremmo dargli torto. Del resto l’espansione sul web di LP era già cominciata da un po’, prima con l’apertura del canale di prenotazione Haystack e del canale video lonelyplanet.tv, poi con la scelta di fornire versioni digitali delle guide (ne avevo parlato in questo post), ed è noto che i margini di guadagno e la capacità di attrarre investimenti sono molto più alti sul web che non nell’editoria tradizionale. Se si vuole ragionare di grandi numeri, ovviamente, e non è certo obbligatorio.

Certo che se si decide di cedere alla logica dominante e ci si allinea con le politiche economiche dei grandi colossi difficilmente si può continuare a difendere un modello di viaggio “indipendente” e fuori dai sentieri battuti. Questa ad esempio è la posizione di Scott McNeely (ex collaboratore di LP e una delle voci di Viator) nel suo articolo dal titolo abbastanza eloquente Is independent travel dead?: Mc Neely sottolinea come probabilmente le nuove Lonely Planet, come il resto dei media dedicati al viaggio, indirizzeranno i propri sforzi verso la creazione di contenuti televisivi e multimediali che propongono una filosofia di viaggio “estremo”, e orientato a fidelizzare un pubblico di lettori mediamente giovane, sensibile agli eccessi dei format dei reality show. Magari Mc Neely è un po’ pessimista, ma è certo che si chiude un capitolo magari controverso ma importante della storia dei media legati al mondo del viaggio e dei viaggiatori. E poi, nell’intervista alla ABC lo stesso Wheeler usa il verbo “sell out”, letteralemente “vendersi” e non semplicemente vendere.

(Foto: Tony e Maureen Wheeler con la prima Lonely Planet pubblicata; fonte: web)

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5 thoughts on “Lonely Planet (si) vende alla BBC

  1. “si sono inventate un nuovo modo globalizzante di proporre il viaggio da fare a tutti i costi”

    “ho sempre pensato però che la filosofia che stava dietro alle LP fosse interessante anche se certamente perfettibile”

    Sì anch’io conosco poco le LP e sono interessato a questi concetti. Se puoi, spiegaci meglio. 😉

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